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  KRITIKEN ÜBER DIE CD "ARTISTI"



    Radio Voce Camuna
2001

MILVA "ARTISTI"

Se Oscar Wilde l'avesse conosciuta probabilmente non avrebbe mai scritto "Il ritratto di Dorian Gray". Milva non ha bisogno di vendere l'anima al diavolo: ha trovato la sua, personalissima, fonte d'eterna giovinezza nel lavoro incessante, diversificato, aperto. Si mantiene sempre al di sopra delle migliori aspettative, capace di continuare a stupire e di coinvolgere. Una personalità istrionica ed una voce che, oltre a migliorare nel tempo, svela sfumature diverse a contatto con la varietà dei linguaggi che affronta.
E' difficile parlare di artisti veri, in una stagione che vede il successo internazionale di prodotti televisivi che, sovraesponendo carni adolescenziali, illudono che per fare un'interprete bastino una discreta estensione vocale, un filo di intonazione, un culetto che ancheggia in termini più o meno ritmici. Cantanti in provetta, polli d'allevamento, nutriti di una popolarità costruita a tavolino, in funzione degli indici di ascolto e delle aspettative del pubblico – consumatore.

 

Capita allora che lei, che contende alla Ferrari il titolo "La Rossa", diventi la bandiera rossa della resistenza al conformismo, e che riesca a farlo, per quanto paradossale possa sembrare, costruendo la propria ricerca in piena coerenza con la tradizione.
Leggendo quanto è stato pubblicato sugli ultimi lavori di Milva mi sono reso conto di come sia luogo comune cominciare col parlare di lei e finire a capofitto nella cultura. Non si incontrano recensioni di dischi e di spettacoli, ma analisi di opere e di spessori. Tutto ciò lontano dal sapere convenzionale, sempre sul filo della frontiera, dalle bettole di Bertolt, Weill ed Eissler, al veliero di Capitan Uncino, dai respiri di passione e morte sui sentieri del tango di Piazzolla al mito della canzone francese. Per molto meno altri hanno ricevuto lauree. Percorsi "multimediali" come li si chiamerebbe oggi, fatti di immagine, recitazione, canto, della particolare interattività tra attore e pubblico che solo il teatro consente. Esperienze vissute, e ciò ha del sorprendente, non in termini sequenziali, distribuite su decenni, ma in modo contemporaneo, visto che le date e gli spettacoli si intrecciano, così come i trionfi (ad Amsterdam con lo spettacolo di Piazzolla venti minuti di applausi, cosa che non si ricordava dai tempi dei Beatles). Una versatilità sorprendente, ma contemporaneamente una personalità che non si lascia schiacciare dalla forza dei personaggi, per cui comunque, sul palco, domina la pantera.
Opere tematiche, gli spettacoli, al contrario di questo disco, che raccoglie canzoni molto diverse fra di loro, indossate dalla voce di Milva come abiti felini. E con la naturalezza di un cambio d'abito la Rossa passa da un pezzo all'altro senza l'imbarazzo di doversi giustificare, fedele alle suo origini leggere, forse convinta, in fondo in fondo, che la cultura musicale è fatta nel contempo di impegnato e popolare.
Al primo ascolto colpisce la capacità della voce di rendere con estrema naturalezza le sfumature di quattro lingue diverse: tedesco, italiano, spagnolo e latino. Quindi l'attenzione è attratta dalle melodie, sempre valorizzate, anche nei pezzi più ritmati. Il disco si apre con "Weitergehn", una marcetta in stile teutonico, di quelle che a noi mediterranei ricordano molto l'Eurofestival, quindi "Aria", un largo lirico e bocelliano, dal testo pieno di speranza "Nell'aria che respiro c'è una nuova melodia. E' il canto del mondo e serenità". Si continua con "Komm Zurück" e le belle melodie di "Falsches Spiel" e "Liebe Wagen" per arrivare a "Liebe Ist (Perphaps Love)" una ballata di John Denver che acquista in questa versione il sapore delle grandi orchestre da ballo di sala. L'area "tedesca" del cd è chiusa da "Du Liebst Nicht Mit Dem Herzen", pezzo che ha lo spessore dei classici alla Celine Dion. L'italiano torna con "Artisti", ispirate parole finalizzate a definire la razza di quelli che "si sposano coi fiori e l'argento del mattino - vagano - dentro i vicoli dell'ignoto, nei giochi della mente. - Così ridono in faccia a Dio, in faccia al mondo, perché sanno toccare il cielo, toccare il fondo". Rimane latina malgrado la traduzione in tedesco "Komm Halt Mich Fest (Abrazame)" classico di Iglesias. Perfetta per le corde interpretative migliori della nostra "Nach All Den Jahren (Da troppo tempo)". Commosso omaggio a Piazzolla il finale con "Ave Maria", esercizio di stile, potenza e abilità vocale, con testo latino di Roberto Bertozzi, e "Yo Soy Maria" dalle sonorità straordinariamente attuali. Consueta nota dolente la difficile reperibilità del disco sul mercato convenzionale; migliore la situazione sul settore e-commerce, in particolare per quanti, con un filo di competenza o intraprendenza, volessero addentrarsi nel mondo dei portali in tedesco, presso i quali, accanto al discografico, è disponibile una immensa quantità di documentazione critica sulla magica ambasciatrice della cultura italiana nel mondo.
© Radio Voce Camuna

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