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  KRITIKEN ÜBER DIE CD "LA CHANSON FRANÇAISE"



    Radio Voce Camuna
2002

LA CHANSON FRANÇAISE

Milva e la canzone francese. Nessuna delle due aveva bisogno di ulteriori consacrazioni. Ed è proprio per ciò che, unite in questo album, riescono entrambe a toccare i cieli più alti della musica, dove l'aria è libera dai riflessi di luce del tempo, dal pulviscolo del mercato, dalla retorica di maniera. Musica per amore della musica, che guarda al genere leggero tenendo entrambi i piedi ben saldi dentro i confini della classica.
Non sorprendetevi se vi capiterà di trovare a stento in Italia questo disco. Anche se ultimamente i canali della distribuzione elettronica hanno inserito il titolo nel proprio catalogo, è all'estero, alla Germania in modo particolare, che dobbiamo rivolgerci se vogliamo accedere all'immenso repertorio della Rossa. Se Milva fosse nata in Inghilterra sarebbe da tempo stata insignita di qualche titolo nobiliare (esiste un equivalente al femminile di "baronetto"?), in America l'avrebbero nominata ambasciatrice, in Francia le avrebbero almeno dedicato una statua. In Italia pare si preferisca glissare, anche se, come minimo, dovremmo guardare a lei come ad un Cavaliere del Lavoro, tanta è stata la sua capacità di produrre, a livelli eccelsi, in campi continuamente diversi. Ma con buona probabilità la signora Biolcati dei riconoscimenti ha perso il conto, e le medaglie di cui preferisce fregiarsi sono quelle conquistate sul palco, nella quotidiana attività concertistica svolta in tutti i paesi della terra. Proprio da queste esperienze di spettacolo nasce "La chanson française", registrato a Bolzano dal 14 al 17 maggio 2001, nel corso delle prove dello spettacolo che ha unito, per iniziativa della Cassa di Risparmio di Bolzano, la voce della grande interprete italiana e la professionalità della Haydn Orchestra di Bolzano e Trento diretta da Peter Keusching. Venti i pezzi, tutti orchestrati da Hubert Stuppner, dei quali dodici classici vocali, interpretati da Milva, ed otto solo musicali. Il senso di questi ultimi, più che nel ruolo di collegamento fra le canzoni, sta nella possibilità di creare ulteriori spazi di emozione in cui le note, liberate dall'impegnativo fardello dei testi e dell'interpretazione, spaziano liberamente, consentendo all'ascoltatore di cogliere la purezza di melodie immortali, o di immaginare frammenti di un magico passato. Al centro del palcoscenico due primedonne, faccia a faccia: la canzone francese "storica" (il periodo d'oro compreso tra il dopoguerra e il 1968) e la voce di Milva. Un repertorio impegnativo, carico di suggestioni e riferimenti emotivi, che la Pantera di Goro affronta con la professionalità di sempre, rendendosi realmente credibile grazie alla capacità di sommare alla tecnica la propria partecipazione totale. E' musica diversa, questa, cristallina, fuori dal tempo, eppure capace di essere popolare grazie alla forza di melodie che appartengono alle radici di tutti. "La chanson française" è un disco documento, costruito con la testa: lo dimostra un libretto ricchissimo, che riporta accanto ai testi in francese, il pregevole intervento di Hubert Stuppner "Passione e rimpianto nella chanson francese da Edith Piaf a Charles Aznavour" preziosa introduzione per i più giovani a questo mondo musicale, stimolo per i maturi a coglierne nuove sfumature. Ed ancora note biografiche sugli interpreti (Milva, l'orchestra, il direttore), il tutto rigorosamente in italiano, tedesco e francese. Un disco colto, quindi, ma capace di divertire, perché ascoltandolo si ha chiaramente l'impressione che quanti hanno lavorato alla sua realizzazione l'abbiano fatto per piacere più che per mestiere. Ed alla fine, nei molti momenti in cui Milva e la canzone francese si fondono e confondono, al centro dell'attenzione resta una sola protagonista: la grande musica, senza più definizioni nazionali ma cittadina del mondo.


© Radio Voce Camuna

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