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  DAL 2000 AD OGGI

E arriviamo al 2000, quando Milva, per il centenario della nascita e i cinquant'anni dalla morte del grande Kurt Weill, Ŕ invitata a cantare "I sette peccati capitali", in varie cittÓ, tra cui Dessau, luogo natale dello stesso Weill, dove si svolge il festival, in suo onore e, poi, ancora, a Nizza, all'OpÚra, a Chemnitz e a Varsavia.
Con l'Orchestra "Milano Classica", rilegge i "Lied" di Bach, per poi lavorare con l'Orchestra Sinfonica Abruzzese (presso il Santuario di Pompei).
Dopo una serie di concerti "piazzolliani" in Marocco, in Israele (Tel Aviv) e in Sud America, sempre con l'Orchestra di Padova e del Veneto, nel 2001, presso il "Nuovo Teatro Comunale" di Bolzano, Milva ottiene uno stupefacente successo di pubblico e di critica, nel ruolo di Maria, nell'operita di Piazzolla, con la regia di Emmanuel Bohn.
Per la "Else-Lasker-SchŘler Gesellschaft" si esibisce a Gerusalemme, con le poesie espressioniste e nostalgiche di Else Lasker-SchŘler e i songs brechtiani.
A Mannheim, le viene assegnato il premio "Rainbow Award", in quanto "migliore voce femminile dell'anno 2000".
Con l'Orchestra Haydn di Bolzano, Milva riscopre la sua passione per il repertorio d'autore francese, la cosiddetta "chanson Ó texte", cosý vicina alla sua sensibilitÓ artistica.
Dopo aver preso parte ad un film di approfondimento storiografico, "Heimat", per la UFA, con la regia di Wolfgang Panzer, dal libro di Peter Steinbach, Milva incide, in Germania, il nuovo album "Artisti", con brani firmati da Rendine, Renato Dibý, John Denver e Piazzolla, mentre, per il mercato italiano, e con distribuzione mondiale, realizza un intrigante "concept album" dedicato alla "chanson franšaise", con gli arrangiamenti curati dall'Orchestra sinfonica Haydn di Bolzano, diretta da Peter Keuschnig, in collaborazione con il maestro Hubert Stuppner.
In questo disco, Milva offre la sua versione di brani che appartengono saldamente al patrimonio culturale francese, dalle canzoni di Edith Piaf e di Juliette GrÚco, alle opere di Brel, PrÚvert-Kosma, BÚcaud e Aznavour, nate sullo sfondo dell'esistenzialismo di Sartre e di Camus.
La plasticitÓ poliedrica della voce di Milva riscopre le ombre idealizzate del faubourg, in Milord, scivolando nella malinconia dell'universo di Aznavour o nella freschezza dell'impeto frenetico e luminoso di BÚcaud. Il canto di Milva penetra nelle intermittenze "proustiane" della memoria involontaria, sui versi di PrÚvert e culmina nella dolente poesia di Brel, che coglie, nel tema dell'abbandono, l'essenza stessa del fallimento umano e le contraddizioni dei nostri slanci interiori. 
In novembre, presso il Teatro Filarmonico per l'Arena di Verona e, poi, a Genova, Milva Ŕ stata, accanto a David Riondino, l'interprete principale di "Peter Uncino", una favola moderna e paradossale ispirata all'opera di Barrie e realizzata da Michele Serra e da Marco Tutino, brillante autore teatrale, ma anche esponente di spicco della musica colta contemporanea. Michele Serra, scrittore fortemente impegnato nella satira politica e nella analisi attenta dei fenomeni storici, sociali e antropologici rielabora il mito di Peter Pan e costruisce una complessa tramatura narrativa e lirica, in cui la capacitÓ di interrogare le dinamiche pi¨ nascoste e ambigue dell'animo umano si unisce all'intuizione folgorante e al distanziamento ironico o caricaturale. In una sospensione quasi grottesca tra dolore e parodia, gli autori rileggono il mito e l' "archetipo" di Peter Pan, con un testo sicuramente intelligente, amaro e spesso provocatorio, carico di suggestioni psicologiche e di inquietudini di natura, per cosý dire, etica e morale. Milva si consegna con entusiasmo e curiositÓ a questo interessante esperimento creativo, assumendo il ruolo imprevedibile di Capitan Uncino. Nella sua performance, accolta con estremo favore dalla critica, Milva riesce a evidenziare, con il consueto vigore mimico e con il giusto pathos, le opacitÓ del carattere di Capitan Uncino, le fluttuazioni rapide della coscienza e,quindi, il suo smarrimento indicibile. Il risultato Ŕ una sapiente decostruzione del personaggio ma anche un invito alla accettazione consapevole, serena e responsabile della nostra finitezza.
Nel 2002, Milva, dopo una tournée in Germania con l'orchestra sinfonica di Padova e del Veneto, è impegnata con l'operita "Maria de Buenos Aires" scritta da Astor Piazzolla e da Horacio Ferrer, di cui abbiamo già parlato a lungo. L'opera di Piazzolla è una sintesi efficace della sua estetica musicale : un'occasione significativa che rivela i tratti peculiari del suo stile compositivo. "Maria de Buenos Aires" è un momento di concentrazione espressiva che amplifica le potenzialità simboliche del tango di Piazzolla, attraverso una struttura unitaria e complessa, carica di fascino e di ambiguità.
La capacità interpretativa e comunicativa di Milva rende corporea e vibrante ogni sfumatura musicale, attraversando con sensibilità e intelligenza i passaggi tortuosi della melodia. L'interpretazione raffinata offerta da Milva mette in evidenza le opacità interne del testo, sottolineando - in modo sempre convincente e credibile - lo spessore concettuale dell'opera.
Milva porta "Maria de Buenos Aires" in Germania e, poi, in Giappone: la regia viene affidata a Ida Kuniaki.
A Napoli e a Potsdam, in Germania, nuove acclamazioni da parte del pubblico tedesco per "I sette peccati capitali" di Brecht-Weill che Milva, sempre e di nuovo, ri-crea e attualizza.
Dopo una serie di concerti in Italia e in Austria – concerti dedicati alla chanson française e alla grande tradizione poetica degli chansonniers – e dopo una importante esibizione al "Musikverein" di Vienna, Milva, in autunno, è impegnata – all'Opera di Amburgo – con "La Vera Storia", scritta da Luciano Berio e da Italo Calvino, e messa in scena, con particolare attenzione e cura, da Henning Brockhaus.
Milva decide di recuperare e di rileggere un'opera fondamentale nella storia della musica colta contemporanea, un'opera che aveva già interpretato anni fa, come abbiamo visto.
"La Vera Storia" è una trasfigurazione ironica e paradossale del potere: una rappresentazione straniata, allegorica e intessuta di riferimenti filosofico-concettuali che la capacità inventiva e sperimentale di Berio decostruisce, per così dire, dall'interno, attraverso un'analisi lucida e razionale. L'opera di Berio raffigura le contraddizioni immanenti del potere, l'impotenza dell'uomo, l'incapacità di restituire senso e significato alla ineluttabile tragicità dei processi storici. Il tentativo di comprendere fino in fondo la realtà e le sue ambivalenze mette in gioco, di fatto, la responsabilità etica dell'uomo e lo espone all'amaro riconoscimento del limite. Il fallimento, la frustrazione e il peso indicibile della sofferenza acquistano un valore universale e assoluto e la ricerca della verità viene sublimata dalla capacità creativa e costruttiva dell'arte. La performance teatrale di Milva riflette e rielabora le tematiche fondamentali evidenziate dagli autori, assimilandone la forza evocativa e simbolica. Ed è proprio la lezione brechtiana che rende possibile questa penetrazione psicologica e intellettuale, che presuppone uno studio rigoroso : una ricerca linguistica che svela le potenzialità allusive del linguaggio e che Milva radicalizza, spingendola alle estreme conseguenze. E' un momento importante nella vita professionale di Milva : l'equilibrio estetico raggiunto è sostanziale e profondo, sotto ogni profilo. Ogni sfumatura, ogni gesto rivela la sua maturità artistica e la capacità di interiorizzare i contenuti, offrendoli al gioco chiaroscurale della rappresentazione scenica. Un gioco stratificato che è, allo stesso tempo emotivo e razionale e che acquista vitalità e spessore anche grazie alla consapevolezza drammaturgica espressa da Milva.
Il riconoscimento della critica tedesca lo conferma e anche il pubblico accoglie con entusiasmo questa difficile prova.
Il 2002 si conclude con una ripresa del melologo scritto da Michele Serra e da Marco Tutino: "Peter Uncino". L'opera viene proposta al pubblico italiano e apre il nuovo anno.
Ed è al pubblico italiano che Milva offre una nuova messa in scena dell'opera di Piazzolla, "Maria de Buenos Aires", affidata questa volta alla regia di Roberto Innocente.

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