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A PROPOSITO DELLO SPETTACOLO "LA CHANSON FRANÇAISE"

    Il Mattino
18.05.2001
di Anny Ballardini

Con l'orchestra Haydn, ieri a Treno e oggi di nuovo a Bolzano
MILVA, REGINA DELLA CHANSON


BOLZANO – La Chanson francese accompagna per un lungo periodo un filone storico e non solo pertinente alla Francia. Nata nel '48 alla fine della seconda guerra mondiale, risulta in piena potenza ancora con l'avvento al potere di De Gaulles nel '58; sarà il '68 con le rivoluzioni studentesche a segnare l'inizio della caduta che viene definita alla fine degli anni '70, inizio '80.
Scomparsa, quella della Chanson, che indica pure il superamento di quei grandi sistemi che la cultura francese ci aveva dato come riferimenti intellettuali con les nouveaux philosophes, nei quali le correnti psicologiche e marxiste si erano armonizzate con un forte tocco di esistenzialismo demotivato con Sartre e assurdo con Camus e il teatro beckettiano. I rappresentanti della Chanson rimangono come pilastri rappresentativi di contrasti e speranze, di morti e resurrezioni, di passioni e perdite; a partire da Edith Piaf, simbolo puro del riscatto sulla nascita umile e vincitrice sui numerosi incidenti avvenuti; Montand, il nobile, Brel il passionario e la Greco che entra quale dolce consolatrice.
La personalità espressionista di Milva, (vista mercoledì a Bolzano e ieri a Trento) contraddistinta da quella sua capigliatura fiammeggiante e il lungo vestito nero di rigore con le spalle scoperte e i guanti che le velano le braccia, non poteva che far emergere maggiormente le pulsioni implicite della Chanson tout court. Allieva di Giorgio Strehler, sul palcoscenico mantiene intatta una capacità notevole di dialogo con il pubblico che l'ha applaudita con grande calore.
Eccezionale l'attacco di "Milord" (Moustaki, Monnot), canzone che nel capodanno tra il '60 e '61 l'ha fatta conoscere agli italiani. Il bis ha voluto Milva con "Et Maintenant" di Gilbert Bécaud, dove la cantante ha ricordato al pubblico numeroso la sua vittoria al Concorso Voci Nuove nel '62 con l'Orchestra di Angelini. Impeccabile la direzione del Maestro Peter Keuschnig, come degna di lode la professionalità raggiunta da parte dell'Orchestra Haydn; ottimi pure gli arrangiamenti di Hubert Stuppner che si sono alternati alle presenze di Milva sul palcoscenico.
Una forte commozione alle parole di Aznavour: "Je carressais le temps…" in "Hier encore"; o in "La Bohème";… avec le ventre creux / nous ne cessions d'y croire…" Come nota di speranza di fronte all'eterno rinnovamento delle cose, forse le parole di Prévert in "Les Feuilles Mortes" possono essere di conforto: "… Et la chanson que tu chantais / toujours toujours je l'entendrai!"
Per il secondo appuntamento bolzanino, questa sera alle 20.30 all'Auditorium Haydn.

© Il Mattino

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